Ma non è di questo che volevo parlare.
A un certo punto del film la protagonista ha un incidente e il protagonista/voce narrante imbastisce una lunga riflessione sull’esistenza umana, considerandola come una fitta maglia interconnessa e interdipendente di eventi che unisce tutti gli individui. Ovvero:
La protagonista è stata investita da un taxi. La protagonista si è trattenuta più a lungo del solito alle prove di ballo. Oltretutto aspettava la sua amica alla quale, prima di uscire, si è slacciata una scarpa. La cliente del taxi era in ritardo, si era dimenticata il suo cappotto ed era tornata a casa a prenderlo. Il tassista si è fermato a prendere un caffè. Un camion gli ha bloccato la strada facendogli perdere tempo.
Eccetera, eccetera, eccetera.
Se uno solo di questi eventi fosse stato anticipato o ritardato anche solo di un attimo, l’incidente non si sarebbe verificato.
Ossia, la nostra vita non dipende solo da noi.
Sta bene, però questa affermazione provoca un’altra domanda sulla solita diatriba tra Causalità e Destino, ovvero:
Siamo in balia di un destino predisposto indipendente dalla nostra volontà oppure come afferma la legge dell’attrazione, siamo noi stessi che muoviamo l’energia universale, attraendo gli eventi che costituiscono la nostra vita?
Oggi ad esempio passeggiavo senza meta per i vicoli del Born. A un certo punto mi son trovato a un bivio: una strada portava dritto sulla Rambla e l’altra sbucava sulla Piazza Orwell. Decido per la piazza. Seduta ad uno dei tavoli esterni di un bar riconosco una mia amica. La saluto e come di consuetudine scambio quattro chiacchiere. Cinque minuti più tardi mi congedo e riprendo il mio girovagare ma, non avrò fatto nemmeno cento metri, mi accorgo che Arianna mi cammina al fianco. Anche lei si accorge della mia presenza e mi invita a casa sua a prendere un caffè che ci eravamo più volte proposti, ma che per varie ragioni avevamo sempre rimandato.
Quindi, se non avessi deciso di prendere la strada della piazza non avrei incontrato la mia amica. E se non mi fossi fermato a chiacchierare con lei quei cinque minuti, non avrei incrociato Arianna. Ma soprattutto, se non avessi visto Benjamin Button, non avrei prestato attenzione a questi eventi, non avrei scritto questo post e voi non lo stareste leggendo.
Eccetera, eccetera, eccetera.
PS: Tra l’altro, tutti questi pensieri mi hanno riportato alla memoria una piccola, acerba riflessione che feci nel, posso dirlo, lontano 1995:
Ogni frazione di secondo perdiamo l’opportunità di conoscere l’infinità di altre esistenze che avremmo potuto vivere. Ogni scelta, ogni passo, ogni azione potrebbe portarci in una direzione diversa da quell’unica che, invece, potremo riconoscere solo alla fine come la nostra vita.



