5 October, 2009

Benjamin Button

Ieri notte ho visto il film “Il curioso caso di Benjamin Button”. Racconta la vita di un uomo  affetto da una bizzarra anomalia: invecchia al contrario.  Nasce con le caratteristiche di un ultrasettantenne per farsi via via più giovane, per poi morire con l’aspetto di un bebè.
Ma non è di questo che volevo parlare.

A un certo punto del film la protagonista ha un incidente e il protagonista/voce narrante imbastisce una lunga riflessione sull’esistenza umana, considerandola come una fitta maglia interconnessa e interdipendente di eventi che unisce tutti gli individui.  Ovvero:

La protagonista è stata investita da un taxi.  La protagonista si è trattenuta più a lungo del solito alle prove di ballo. Oltretutto aspettava la sua amica alla quale, prima di uscire, si è slacciata una scarpa. La cliente del taxi era in ritardo, si era dimenticata il suo cappotto ed era tornata a casa a prenderlo. Il tassista si è fermato a prendere un caffè. Un camion gli ha bloccato la strada facendogli perdere tempo.

Eccetera, eccetera, eccetera.

Se uno solo di questi eventi fosse stato anticipato o ritardato anche solo di un attimo, l’incidente non si sarebbe verificato.

Ossia, la nostra vita non dipende solo da noi.

Sta bene, però questa affermazione provoca un’altra domanda sulla solita diatriba tra Causalità e Destino, ovvero:

Siamo in balia di un destino predisposto indipendente dalla nostra volontà oppure come afferma la legge dell’attrazione, siamo noi stessi che muoviamo l’energia universale, attraendo gli eventi che costituiscono la nostra vita?

Oggi ad esempio passeggiavo senza meta per i vicoli del Born. A un certo punto mi son trovato a un bivio: una strada portava dritto sulla Rambla e l’altra sbucava sulla Piazza Orwell. Decido per la piazza. Seduta ad uno dei tavoli esterni di un bar riconosco una mia amica. La saluto e come di consuetudine scambio quattro chiacchiere. Cinque minuti più tardi mi congedo e riprendo il mio girovagare ma, non avrò fatto nemmeno cento metri, mi accorgo che Arianna mi cammina al fianco. Anche lei si accorge della mia presenza e mi invita a casa sua a prendere un caffè che ci eravamo più volte proposti, ma che per varie ragioni avevamo sempre rimandato.

Quindi, se non avessi deciso di prendere la strada della piazza non avrei incontrato la mia amica. E se non mi fossi fermato a chiacchierare con lei quei cinque minuti, non avrei incrociato Arianna. Ma soprattutto, se non avessi visto Benjamin Button, non avrei prestato attenzione a questi eventi, non avrei scritto questo post e voi non lo stareste leggendo.

Eccetera, eccetera, eccetera.

PS:  Tra l’altro, tutti questi pensieri mi hanno riportato alla memoria una piccola, acerba riflessione che feci nel, posso dirlo, lontano 1995:

Ogni frazione di secondo perdiamo l’opportunità di conoscere l’infinità di altre esistenze che avremmo potuto vivere. Ogni scelta, ogni passo, ogni azione potrebbe portarci in una direzione diversa da quell’unica che, invece, potremo riconoscere solo alla fine come la nostra vita.

30 September, 2009

La profezia…di Sidro

Sidro non parla, si sa. E quelle poche volte che apre bocca è sibillino, ermetico, insomma non si capisce una mazza di quello che dice.

E anche questa volta non fa eccezione.

Emergono dal nulla le sue parole, senza preavviso, senza essere state provocate. Così questa mattina, mentre io pulivo la macchina e Lupus si ingolfava la bocca con un croissand al cioccolato appena intriso nel cappuccino, Sidro comincia.

Tra poco berlusconi cadrà, ma noi continueremo a non renderci conto che è solo un fantoccio, un pupazzo, come tutti gli altri.

Al suo posto arriverà un altro pupazzo. Forse meno volgare, meno vanitoso, meno egogentrico. Forse un po’ più garbato, un po’ più pacato, cosicchè ci faranno credere di poter pensare: “Eh, questa volta si che abbiamo cambiato pagina, questo è uno serio. Non che mi piaccia eh, per carità, però per lo meno quando parla è coerente, dice cose sensate.”

Eppure basterebbe solo accendere la luce, per poter scegliere veramente.

Io rimango col gruppo da due in mano, Lupus smette di masticare, noncurante dei rivoli di caffelatte che gli scendono sul collo e con la bocca ancora piena mi fa:

- Ma sta parlando del cavaliere.

Sidro lo fulmina con un’occhiata decisa ma al tempo stesso serena, uno sguardo che non gli avevo mai visto prima.

- No, sto parlando di te.

E con quella stessa decisione e serenità, così solitamente estranea in lui che non saprei definirla altrimenti, si scolla dallo sgabello ed esce.

19 June, 2009

The Meaning Of Life

Have you ever asked yourself: “What does it all mean?”, “What’s the meaning of life?”. Of course you have.  Well someone has an answer for that.

Here’s what the american novelist Tom Robbins had to say about the big question asked by LIFE magazine in 1991:

“Our purpose is to consciously, deliberately evolve toward a wiser, more liberated and luminous state of being; to return to Eden, make friends with the snake, and set up our computers among the wild apple trees.
Deep down, all of us are probably aware that some kind of mystical evolution -  a melding into the godhead, into love – is our true task. Yet we suppress the notion with considerable force because to admit it is to acknowledge that most of our political gyrations, religious dogmas, social ambitions and financial ploys are not merely counterproductive but trivial.
Our mission is to jettison those pointless preoccupations and take on once again the primordial cargo of inexhaustible ecstasy. Or, barring that, to turn out a good thin-crust pizza and a strong glass of beer.”

From “Wild Ducks Flying Backwards“, a collection of short writings by Tom Robbins.

21 May, 2009

Letargo

Escher

 

Me ne rendo conto solo ora, ma anch’io, al pari degli orsi, delle tartarughe e di numerosi altri animali, sono andato in letargo.

Ho abbandonato il caffè, ho lasciato i suoi due strambi ospiti al loro destino, ho fatto perdere le mie tracce, le ho fatte perdere anche a me stesso, tant’è che per mesi ho creduto di essere fermo, immobile, come immerso in un enorme vaso di gelatina trasparente.

Non potevo essere più lontano dalla verità.

Quando alla fine mi sono ritrovato, poco tempo fa a dire il vero, ho scoperto di non aver mai smesso di muovermi.

Ecco un breve resoconto delle mie attività: Keep reading →

8 February, 2009

A conversation with Nilou

For all our brain power, wisdom, and so-called knowledge, man has got to be one of the stupidest animals on earth. Not only have we not evolved, we haven’t even
progressed. We make the same mistakes over and over and over again, on an individual, societal, and universal level. At least other animals have natural instincts, we don’t even have that. We pass through life for what purpose?

Well isn’t that the ultimate question!
I don’t think animals or plants wonder what is their purpose in life. I reckon this is both our major curse and our major privilege. Which one would you choose it to be?
It’s true, people enabled with sensitive intelligence, are quite a small bunch among billions of braindead sheep. (The poor animal really doesn’t deserve the metaphor.)
A political leader is seldom intelligent; he’s usually just furnished with huge ego and lots of money. And that’s about it. People usually follow someone they can identify with, and they more likely identify with power, money and deceit rather then the lot less attractive and lot more hard working honesty. Because, in the end, everything just comes down to laziness and fear of death. Man is a lazy, fearful, son of a bitch (again, nothing personal with the animal).

I spent these past few weeks trying to think over the common assumption that human being is great because, yes, he does a lot of bad things, but then he creates music and arts and literature and so on. I knew there was something there but I wasn’t really convinced by this theory. It’s true, we do have instincts of violence as well as tenderness and care; it’s true that we’ve got a whole theatre of feelings and potential behaviour within ourselves, but hey, when I look around what I mostly see is spit images of sheer stupidity. The “missing link” as it’s so well described by Tom Robbins.
Stupidity I condemn more than evil. It’s more dangerous, more catastrophic and it leads exactly where the world is going. But then there are people bathed in what I like to call “sensitive intelligence”. It’s an instinctual wit that makes them aware of what really matters in life and how far we are from getting it, and how many obstacles are laid before us, even before we are born, to prevent us from getting there.
Sensitive intelligence makes you breathless before an astonishing panorama, makes your heart beat so fast it can explode as you listen to a beautiful melody, makes you cry with joy before the simple beauty of life.
I think everybody have the potential to get there. They just forgot. True artists at times can climb up there, because being an artist, ultimately means beating at nature’s tempo, recognising that the universe clockworks are perfect but we are not, and if we don’t hurry adjusting to it, “it” is going to go without us. We are finite so that the world can be infinite.

Maybe that’s our purpose.

24 January, 2009

Signore e signori…buonanotte

Oggi è successa una cosa straordinaria.
Lupus mi ha fatto una domanda.
Ma non era una di quelle domande con le quali solitamente mi percuote le meningi, tipo:

-    Hai visto il nuovo calendario di Eva Mendes?
-    Ma Del Piero gioca dal primo minuto?
-    Mi cambi 20 euro in moneta per il video poker?

No, oggi, per la prima volta, Lupus mi ha fatto una domanda che presuppone l’interazione, anche minima, fra sinapsi neuronali.

È mattino, lui è seduto al solito posto, giocherellando con le dita sulla tazzina di caffè. Dalla tazzina il suo sguardo si posa sulla lavagnetta dei prezzi, poi su di me. Lo osservo con attenzione. Ripete il giro due o tre volte, come se stesse facendo una conta mentale, fino a fermarsi definitivamente su di me. Continuo ad osservarlo. Le tempie strette nella concentrazione e le sopracciglia aggrottate, svelano un’attività cerebrale al di sopra della norma. Poi il viso si rilassa, il torace si gonfia di un’inspirazione profonda e finalmente le parole sgorgano:

-    Ma perchè si paga l’Iva?

Incredibile.
Si certo, la domanda non è un gran che, ma il punto è che  si è messo a questionare, si è risvegliato per un momento dal torpore che l’accompagna costantemente, per interrogarsi su ciò che lo circonda.
Un attimo di lucidità rubato al sonno di chi è in costante doping catodico. Keep reading →

6 January, 2009

Imago Mortis

È bello quando succede.

Mi ricordo le passeggiate dentro Cinecittá, le chiacchierate sui suoi progetti, le “lezioni” sulla poetica cinematografica. Lo osservavo, osservavo i suoi bozzetti, i suoi pupazzi, il suo mondo incantato e non potevo che rimanerne stupito. E piú ammiravo il suo talento, piú mi rendevo conto che a dargli vita era una peculiare qualitá tipica dell’artista vero: la necessitá vitale, quasi fisiologica di seguire la propria passione.

Per quanto aspre le difficolta, secchi i rifiuti, tortuoso il percorso, Stefano ha sempre sfoderato tenacia, perseveranza e la necessaria ostinazione per andare avanti.

Credo che, da una sapiente miscela di tutte queste qualitá, sia nato IMAGO MORTIS il nuovo film di Stefano Bessoni, distribuito da Medusa, in uscita in Italia il 16 gennaio.

Sostenetelo, passate parola, ma soprattutto…andatelo a vedere!

 

IL TRAILER 

 

La trama

Si narra che nel tardo 1600, molto tempo prima dell’invenzione della fotografia, uno scienziato di nome Fumagalli fosse ossessionato dall’idea di riprodurre le immagini. Nel corso dei suoi esperimenti scoprì la “Thanatografia”: uccidendo una persona, e rimuovendo poi i suoi bulbi oculari, era possibile riprodurre su un supporto sensibile l’ultima immagine fissata sulla retina della sfortunata vittima. Le sue sperimentazioni diedero il via a molti efferati crimini ma, una volta scoperto, Fumagalli venne condannato a morte e giustiziato. Ma oggi, quello stesso raccapricciante rituale, quegli stessi crimini, sembrano ripetersi tra le mura di una scuola internazionale di Cinema…

 

Bruno (Alberto Amarilla), studente spagnolo di regia presso la scuola internazionale di cinema Murnau, è alle prese, come i suoi compagni di corso, con le prove scolastiche di fine anno assegnate dal temuto professore Gustav Olinski (Alex Angulo), soprannominato Caligari a causa della sua fissazione per il cinema espressionista.

Orfano di entrambi i genitori, per poter affrontare la costosa retta dell’istituto Bruno lavora di notte presso l’archivio scolastico: a tenergli spesso compagnia è Arianna (Oona Chaplin), studentessa dal carattere aperto e solare, forse l’unica con cui il timido e problematico Bruno ha un vero rapporto di amicizia. Bruno va comunque d’accordo con tutti gli altri suoi compagni di corso, dalla “studentessa modello” Leilou (Leticia Dolera) al simpatico e sbruffone Richard (Francesco Martino) e ai due divertenti e inseparabili giapponesi Achi (Jun Ichikawa) e Ozu (Kenji Kohashi).

Provata dai faticosi turni di notte all’archivio e da una forma di insonnia sempre più acuta, la lucidità di Bruno comincia a vacillare. Il giovane, ipersensibile e di indole visionaria, comincia a percepire strane cose, visioni, senza riuscire più a distinguere ciò che è reale da ciò che non lo è. Presenza ricorrente di tali apparizioni è un ragazzo insanguinato che sembra – e Bruno ne è sempre più convinto – volerlo guidare alla scoperta di qualcosa.

Con l’aiuto di Arianna e attraverso una serie di scoperte sconcertanti e personaggi che si riveleranno di focale importanza nella vicenda – dal vecchio professor Astolfi (Francesco Carnelutti) alla proprietaria della scuola, la Contessa Orsini (Geraldine Chaplin) – Bruno arriverà dopo una sanguinosa serie di omicidi a ricostruire l’intricata tela tessuta all’ombra della scuola…

29 December, 2008

xl-mas

Le festivitá natalizie. La tipica atmosfera caotica ed elettrizzante. Le luci, gli addobbi, i remix di Jingle Bells e White Christmas versione house, che risuonano in ogni negozio, ristorante, centro commerciale, propagandosi nelle strade, dove torme di consumatori accaniti, collidono cozzando nelle borse altrui.

Ecco, ce n’è uno che ha appena dato una ginocchiata contro un borsone…Zoppica, ma non si ferma, per caritá, sarebbe la fine. Peró fa in tempo a lasciarsi dietro uno sguardo furtivo…diretto alla borsa: “FNAC…Che cosa avrá comprato? Quanti regali avrá fatto? Piú di me? Piú costosi? Sicuramente nel borsone c’ha il Nintendo Wiiiiii…e io ancora con la Playstation”.

Nel frattempo lo sguardo è tornato a puntare dritto avanti a se, vibrando come una bussola impazzita verso le insegne luminose delle vetrine: H&M, Zara, Accessorize, Sony, Nokia, Vodafone, anche se il pensiero, molto più rapido, l’ha giá anticipato, entrando simultaneamente in ognuno di loro.

E sogna, satollo di shopping e immerso nei pacchetti come Paperone, insaponandosi col nuovo iPhone.

Ma dura poco, il viso si corruga, l’espressione si acciglia e si fa piú greve, sofferta, come in una sceneggiata di Mario Merola. E un nuovo pensiero si fa largo tra le luci intermittenti dell’albero di Natale, ergendosi in cima, aggrappato al puntale come King Kong: “Ma non dimentichiamoci di chi soffre.” Keep reading →

23 December, 2008

The Attachment Hormone

Had she not walked in today, the matter would have probably been deferred by who knows how many more weeks. The thing is, I’m so entangled with “the matter” that I was terrified to kick it off with the wrong foot. Thankfully, Denise DID come in the Caffé and, as she sat by the counter, I exhaled a warm sigh of relief. Even more so because neither Lupus nor Sidro speak a word of English, thus sparing us from embarassing, trivial comments and innuendo-filled giggles.

So I lay back on my chair and  take a sip of coffee as she starts to speak…


THE ATTACHMENT HORMONE

By Denise Power


I’m not sure if it was because of my PFG that we launched into the conversation about the attachment hormone, but it’s likely.

My cheeks were aflame with post-coital radiance or Post Fuck Glow as it is known in certain circles. I had taken to smiling, in a dreamy fashion, with a faraway look in my eyes only half concentrating on the conversation around me.

“You know there’s a good reason why you shouldn’t put out.”

Someone was scolding me. I exited my reverie, glancing in their direction.

“Just me? Or everyone?”

“You, mostly.”

“Why’s that?” I felt indignant. It’s one thing to be slutty, another to be reproached for it by a peer.

“Your levels of oxytocin are too high.”

“Meaning?”

“Meaning : you get too attached. Oxytocin is the attachment hormone. Now all we’re going to hear is how heart broken you are in a couple of days because such and such never rang. Two days ago, that wouldn’t have mattered. You just get all attached on the basis of nothing, just your silly daydreams and weird concoction of hormones that you got. You never just enjoy these things for the sake of it.”

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10 December, 2008

Scars

One day I woke up, I was naked and I saw that I had too many scars.
To each scar was attached an episode of my life and, being a scar, a painful one at that.

Of course, but…

If each mark on my skin is indelibly linked to a specific memory of a moment in my life when that scar occurred, then, in a way, it can be considered as a sort of a diary or rather, like a personal code, a most intimate language.

Like a chord that sets up a song right away, a word reminiscent of a poem or a novel, a certain fragrance that makes you stop in the middle of the street and think about the last time you smelled it off that one girl.

I was always terrified about losing all my memories. They just so easily melt, dissolve and vanish like a puff of smoke on a foggy day.
Then, at some stage, I realized that even the ones that stay with me are, very likely, altered and rearranged according to my fancy.

Memories are neither monuments, nor tombs. They are alive. They pulse and breathe. Just like me. And if the memory changes, the scar changes too.

In the end, scars, words, odours and sounds might as well be fanciful tools to bring forth surprising and unexpected stories.